La grande stazione cosmica

Dal traghettatore (Le Passeur). 

Che sia con o senza tamburi né trombette, i tempi in corso introducono un intero nuovo ciclo di coscienza che diventa sempre più difficile, agli addormentati, ignorare. Sono consapevole che il processo di parto di questo ciclo possa rimanere oscuro, malgrado ogni sincero tentativo di capire il “che cos’è”, il perché e il come. Per fare un paragone immaginario, che useremo più avanti, possiamo immaginare che siamo adesso in un luogo che assomiglia a una stazione di smistamento cosmico, un po’ come quella che era rappresentata nell’incredibile film di Stanley Kubrik, 2001 l’odissea nello spazio. Siamo già alle prese con le prime influenze del luogo e ci dirigiamo a tutta velocità verso il suo centro, dove l’intensità sarà al suo culmine, nel momento dell’attraversamento.

Innanzitutto, tutto questo rimane della fisica. Il nostro sistema solare si sposta a grande velocità nello spazio in mezzo alla sua galassia, la Via Lattea, lei stessa in movimento nel cosmo. Si trova ora in una vasta zona sottomessa ai raggi. L’intensità di questi raggi – oppure il clima ambiente – lo influenza direttamente, detto in un altro modo, tutti i corpi celesti e la vita che essi portano sono attraversati da nuovi raggi che hanno un’influenza penetrante su ciascuno. E ognuno comincia a emettere altra cosa. Noi altri umani sul vascello spaziale terra, o Urantia Gaia, siamo colpiti come tutto il resto dalle particelle nelle quali siamo immerse. Lo siamo fisicamente – il nostro DNA si trasforma – e lo siamo spiritualmente.

Siamo giunti a un punto di questa zona nello spazio in cui il clima locale è tale, che nella nostra realtà terrestre i veli che separano le dimensioni sono diventati molto fini e permeabili. Se si dovesse rappresentare con un’immagine la nostra situazione, sarebbe un po’ come se ci trovassimo in un’immensa hall di stazione la cui apparenza c’era finora familiare, ma in cui iniziamo, a intermittenza, a percepire in un modo furtivo delle porte che si disegnano nei muri e delle forme che attirano la nostra percezione. Il punto in cui arriviamo permette che, per un tempo determinato, le porte si disegneranno chiaramente e si apriranno sulle dimensioni di cui sono la nostra soglia.

Se ci ricordiamo che la nostra realtà esiste in funzione di una frequenza vibrazionale, capiremo che ogni porta dimensionale sarà aperta su una frequenza vibrazionale che gli è propria e visto dall’esterno, l’ambiente nella hall diventerà per un tempo un po’ cacofonica, come un’orchestra sinfonica che cerca l’accordo prima di iniziare una nuova opera. Se ora ci ricordiamo pure che ogni essere emette lui stesso una frequenza vibrazionale dominante che gli è propria, e che tutto funziona secondo la legge della risonanza, è lì che prende tutto il suo significato la frase “ognuno andrà dove lo porta la sua vibrazione.”

Durante questo tempo di passaggio nel punto della zona dello spazio che stiamo attraversando, questo tempo relativamente breve in cui le porte saranno ampiamente aperte, la hall della stazione diventerà naturalmente una stazione di smistamento.

Per risonanza vibrazionale, ognuno andrà verso la porta che si aprirà sul mondo che fa per lui. Non è dunque difficile capire che gli unici, che avremmo ragione di non invidiare troppo, sono quelli che funzionano sul serio con delle energie estremamente basse e distruttive. Quelli andranno, in effetti, naturalmente verso dei mondi tuttora oscuri in cui l’apprendistato è in qualche modo rustico, come ce ne sono nella creazione.

Per gli altri, perché bisognerebbe preoccuparsi di qualsiasi cosa? Se ciò che fa per voi per evolvere in questa vita è vivere in una casa in riva all’acqua, in un appartamento in città o in una capanna di pastore in montagna, vi preoccuperete della vostra scelta con il pretesto che altri andranno a vivere altrove? E’ una paura infondata. Non c’è ostilità e ancora meno giudizio che presiede alla funzione di questa stazione di smistamento. C’è soltanto ciò che corrisponde a chi siete che sarà la destinazione proposta.

Andreste a fare dell’immersione subacquea se l’acqua non fosse il vostro elemento? E avreste qualcosa da temere se al suo posto andiate a fare ricamo o una lunga gita? Esiste una gerarchia in tutto ciò? C’è una frustrazione? Se si, è soltanto il vostro ego che ve lo fa credere. Ognuno nella propria vita quotidiana si sforza di fare ciò che è meglio per lui. Ebbene ciò che succederà in questa stazione di smistamento sarà che ognuno seguirà la destinazione che fa per lui. Tutto dunque va bene. Ogni nozione distillata a destra e a sinistra dalle religioni e diversi altri movimenti settari, che lasciano intendere che ci sono degli eletti che saranno salvati alla fine dei tempi, mentre le masse ignoranti andranno a bruciare in un non so quale inferno, non sono nient’altro che abiette menzogne destinate a rinforzare un potere su altrui mantenendolo nella paura. Dimenticate questa gente e lasciatela andare liberamente, dove la propria vibrazione la porta.

Nei tempi della rivelazione in cui tutto risale in superficie, non cercate la vendetta o l’espressione di una qualunque giustizia da fare. Su un tale cammino vi smarrireste, con quelli che vi piacerebbe vedere castigati. Qualunque siano le verità che l’umanità verrà a sapere durante le rivelazioni, non c’è altra via che quella di non giudicare e di capire che anche se sembra inaccettabile, è anche da questo che l’esperienza della dualità è potuta esistere. La nostra esperienza di vita sulla terra non è stata quella del tipo che vuole evitare tutto, ma quello che ha incontrato, che ha sperimentato e che ha sorpassato. Come detto nell’articolo precedente: “Sono qui di nuovo poiché so ora ciò che sono altrove.”

Ancora una cosa, non è troppo tardi per niente. Com’è stato detto nel corso di molti articoli, ogni cosa si fa al suo ritmo e questo ritmo proprio a ciascuno è il passo più sicuro per una costruzione solida. Nessuno viene mai dimenticato sul bordo della strada, il tempo impiegato per percorrerla non importa.  Oggi stesso, nell’ingranaggio cosmico del momento, lì in questa hall che si trasforma in una stazione di smistamento, ciò che non è stato sorpassato in ciascuno, può ancora esserlo se tale è la volontà dell’essere nella sua essenza e non nel suo ego. Quando appena più lontano sulla traiettoria della nostra terra le sue porte si racchiuderanno, ognuno sarà in ogni modo lì dove tutto è meglio per la propria evoluzione. Il momento dello smistamento è il punto concentrico dell’incontro della pietra e dell’acqua, da cui nascono le onde in espansione sulla superficie. Questo spazio-tempo in cui le anime si allontanano per famiglie da un punto in direzioni diverse ma unite, è in realtà l’inizio di una nuova avventura eccitante. Tutto questo non vi ricorda niente?

Fraternamente,

© Il Traghettatore – 26.09.2011 – Tradotto da Stéphanie – Versione originale francese

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